Come per altre precedenti innovazioni tecnologiche introdotte nel corso degli anni nella pratica medico-chirurgica, sia in ambito diagnostico che in quello terapeutico, anche in chirurgia venosa l’introduzione, avvenuta negli ultimi anni di nuove metodiche ad alto contenuto tecnologico ha suscitato un primo momento, a nostro avviso un po’ troppo prolungato, di stupore accompagnato da diffidenza e scetticismo, fortunatamente oggi in fase di superamento, sia da parte degli addetti ai lavori, sia da parte degli utenti finali, cioè i pazienti affetti da problemi venosi degli arti inferiori.
Oltre ad una naturale, istintiva avversione, tutta italiana, nei confronti di ciò che si propone come novità, con interrogativi su quali potrebbero essere soprattutto gli inconvenienti, si è dovuto combattere, e tuttora lo si sta facendo, per riuscire a modificare l’approccio concettuale nei confronti di ciò che è nuovo e, ancor di più, nei confronti di ciò che era ormai entrato nella tradizione metodologica ed era quindi considerato immutabile nel tempo.
Un tale tipo di revisione richiede infatti sia studio teorico, sia applicazione pratica, per i quali sono richiesti tempo, concentrazione, ma soprattutto desiderio e volontà di migliorare il proprio bagaglio culturale e tecnico.
Ormai da anni facciamo uso quotidiano di metodiche che hanno quasi soppiantato il famoso stripping della Vena Safena, che comporta multiple incisioni, imponenti ematomi della coscia e della gamba e spesso durevoli disturbi della sensibilità causati da microlesioni nervose di natura caratteristicamente traumatica che possono talvolta verificarsi nel corso di tale tipo di intervento.
La chirurgia Endovascolare, utilizzando apparecchiature elettroniche sofisticate, ci permette di realizzare interventi senza bisturi, pressoché privi di complicanze, nella maggior parte dei casi in anestesia locale, con rientro a casa immediato o nel giro di poche ore e con un decorso postoperatorio indolore, oltre che con risultati funzionali ed estetici superiori a quelli della chirurgia tradizionale.
Il Flebochirurgo High Tech deve avere padronanza di tutte le tecnologie d’avanguardia oggi a disposizione (Occlusione con Radiofrequenza, Laser Endovenoso, Endocoagulazione Laser con Transilluminazione, T.E.L.C. Technique, …) e deve essere in grado di eseguirle con eleganza e sicurezza, utilizzando senza incertezze ed indecisioni anche apparecchiature da alcuni considerate collaterali o comunque da demandare ad altri: ci riferiamo in particolare alla conoscenza ed all’abilità nell’uso dell’ecodoppler intraoperatorio, che rientra come parte integrante nell’esecuzione dell’intervento con le metodiche endovascolari.
La Flebochirurgia High Tech deve essere risolutiva, rapida, indolore, priva di significative complicanze ed effetti collaterali, estetica, in grado di far tornare immediatamente e senza limitazioni alle proprie attività quotidiane: queste sono infatti le richieste che ci vengono rivolte dai pazienti, richieste che possono attualmente essere soddisfatte solo mediante una corretta utilizzazione delle tecnologie d’avanguardia nelle mani di specialisti di provata e consolidata esperienza in questo campo.
Le indicazioni della Flebologia High Tech, inizialmente destinata solo agli interventi sulle Grandi Safene, si sono ormai allargate alla maggior parte delle patologie venose superficiali, dalle varici di grosso calibro, quindi, fino a rami venosi di 1-2 mm di calibro, responsabili dell’insorgenza della maggior parte delle ramificazioni capillari delle cosce e delle gambe.
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